La SUPERSTIZIONE è il pepe della gara. L’incombenza dell’imprevisto annulla le “accortezze” tecniche perché tutto può accadere per una commistione di coincidenze che fanno della Corsa una sorta di magia collettiva. La sera del 29 Aprile avviene la “ somma profezia” del SETACCIO: un paio di forbici conficcate nel legno di un setaccio da cucina vengono tenuto in sospeso in modo da farlo ruotare liberamente. Si sceglierà la destra per un carro, la sinistra per l’altro e la vittoria andrà al carro verso cui il setaccio si è mosso: un alone di mistero e di ansia che smuove le forze occulte dell’incertezza. Il caso, perché non si tratta che di casualità, diviene divinazione, annunciazione di verità che quasi mai si rivelano giuste ma che rendono tutto più suggestivo.Il 29 Aprile è il giorno dell’attesa, della vigilia, ed è pervaso da un’atmosfera di inquietante misticismo: MISTIFICAZIONE E MISTERO si insinuano in una tradizione che in realtà è religiosa ma che ha in sé le irrazionali espressioni del paganesimo.“La sera del 29” non è semplicemente una data, è un attimo di eternità, fuori dalla storia e dalla realtà. Il 29 a sera, come i sammartinesi lo chiamano, è l’attimo prima del risveglio, è l’attesa del compimento di un desiderio forte, profondissimo.La festa esplode nella confusione dello “sparo”, i fuochi d’artificio che preludono al “grande giorno”.E qui la magia fa da padrona.Una delle superstizioni più ataviche appartiene proprio allo svolgimento dei fuochi d’artificio: “i bottarì”, una lunga serie di petardi, collegati tra loro, deve esplodere senza mai interrompersi quale auspicio di vittoria. L’interruzione della lunga miccia annuncia sventura e sconfitta.La serietà con cui tutto questo avviene conferisce alla corsa un alone di austera imponderabilità.

L’Apoteosi della Corsa dei Carri si compie e si realizza con “l’arte dello sfotto’”.Stuzzicare l’avversario è un’opera d’arte oratoria delicatissima che raggiunge il suo massimo splendore quando l’avversario perde.L’elemento peculiare di tale arte è il “limone” in tutte le sue varianti: limonata, torta di limoni, gelato al limone sono i doni amarissimi che i perdenti devono accettare loro malgrado. Il sapore agre del limone evoca perfettamente la sensazione gradevolissima della sconfitta ed offrirlo ai perdenti è un gesto di ironia e di superiorità godibilissima. In sammartinese lo sfotto’ si traduce col termine: “pizzicata”.La pizzicata va propinata con parsimonia e con sfiancante perseveranza. La terminologia dell’arte dello sfotto’ è coloratissima ed alquanto coreografica: le fave novelle sono , ad esempio, un altro degli elementi indispensabili della “pizzicata”. “Andar per fave”, in sammartinese significa sbagliare strada, uscire dal percorso e finire in mezzo all’orto. Il carro che va per fave quasi sempre perde e non gli rimane che consolarsi con una scorpacciata di freschissime fave appena raccolte. Sbandare, “sbotare”, nella terminologia dialettale, è l’inghippo peggiore che possa accadere ad un carro durante la gara. Sono memorabili le “sbandate” di entrambi i carri che hanno determinato moltissime volte il risultato del tutto inatteso della Corsa. I carrieri conoscono bene il senso di scoramento che proviene dall’uscire dal percorso: frenare i buoi in corsa è praticamente impossibile E non c’è nulla di più scoraggiante che vedere gli avversari sorpassare indisturbati mentre il proprio carro prende vie diverse. Un momento difficilissimo è il cambio, “la ribbecita”: i buoi che hanno coperto la prima parte del percorso, circa cinque km, vanno sostituiti con un’altra coppia. La ribbecita richiede precisione cronometrica ed uno straordinario sangue freddo: ripartire senza sbagliare è roba da “professionisti”: i meccanici della formula uno avrebbero molto da imparare dai nostri “addetti al cambio”; una catena umana forma un muro attorno al carro, i buoi vengono sganciati dal giogo velocissimamente e sostituiti con i nuovi ed il carro riparte verso il paese. Ma qui spesso accade l’imponderabile: una corda legata male, i buoi si disfano del giogo e trascinano il carro dalla parte sbagliata.Una vera disdetta che quasi sempre diventa leggenda metropolitana: il racconto della scena si arricchisce di particolari e le discussioni possono durare mesi: i se ed i ma diventano analisi scientifica.E poi, le fantasiose filastrocche del dopo gara: ogni anno una nuova cantilena, ripetuta fino allo sfinimento, tutta imperniata sugli errori del carro perdente. Se la sconfitta è determinata , come quest’anno, da un bue che cade, per giorni si sente canticchiare: giro giro tondo, casca il mondo, casca la terra, tutti giù per terra!!!!!!!!!!

Nota degli autori
Va detto, e ribadito con forza, che a noi la gara piace, amiamo profondamente una tradizione che ha in sé i canoni più suggestivi e più autentici della tradizione popolare contadina ma, e sottolineiamo ma, rifiutiamo assolutamente tutte le possibili infiltrazioni di violenza, agli animali, soprattutto. Vogliamo che la Corsa dei Carri sia l’esaltazione del rapporto uomo animale, la sua espressione più festosa ed emozionante e che la difesa della loro incolumità sia sempre e comunque alla base di una manifestazione che merita di essere conosciuta in tutto il mondo. Ma solo se gli animali sono amici degli uomini e non le loro indifese ed inconsapevoli vittime. Lo sfruttamento dei buoi oltre ogni logica, l’esasperata pretesa di ottenere uno sforzo impossibile ci vede assolutamente ed intransigentemente in disaccordo. Per noi la Corsa dei Carri è una festa, l’incredibile alchimia fra sacro e profano in cui il popolodi San Martino continua a conservare i propri codici culturali: al di là del folklore, al di là dello spettacolo agonistico c’è l’essenza stessa dell’etica contadina che si esplica nel legame sacrale fra uomo e animale. Le mistificazioni aggressive, la vittoria a tutti costi, il maltrattamento degli animali pur di vincere ci sembrano obiettivamente un idiota controsenso che uccide la Corsa ed allontana la gente. I carrieri veri, coloro che conoscono gli animali ed i loro limiti, questo lo sanno bene. Nessuno ha mai vinto con la violenza sui buoi o sui cavalli. Le vittorie migliori, lo spettacolo più bello, di solito, arrivano da sé, correndo semplicemente con la voglia di arrivare sani.

Caterina Sottile
Michele Colaneri